Messaggio di Sua Eminenza il Cardinale Kurt Koch
Per la Celebrazione ecumenica per la pace nel mondo
in memoria dei Nuovi Martiri cristiani
Basilica di San Bartolomeo all’Isola, 23 aprile 2026
“Riconoscere le ricchezze di Cristo e le opere virtuose nella vita degli altri, i quali rendono testimonianza a Cristo talora sino all’effusione del sangue, è cosa giusta e salutare” (Unitatis redintegratio 4). Con queste parole, il Concilio Vaticano II non solo si inchinava davanti ai martiri di tutte le tradizioni cristiane, ma riconosceva con loro “una vera unione nello Spirito Santo” (Lumen gentium 15).
È con la stessa convinzione che siamo oggi riuniti in preghiera per commemorare il “Medz Yeghern”, il grande e sanguinoso martirio dei cristiani armeni all’inizio del secolo scorso. Essi, secondo l’etimologia greca, sono i testimoni che ci ricordano quanto il martirio non sia un fenomeno marginale del cristianesimo, ma il suo cuore pulsante, nel quale la Chiesa si identifica con Cristo, supremo Testimone dell’amore di Dio.
I martiri armeni fanno senz’altro parte del “martirologio comune” di cui parlava San Giovanni Paolo II, un martirologio che unisce i cristiani al di là delle loro divisioni in un vero “ecumenismo del sangue”. Purtroppo, nonostante la fine delle grandi dittature del XX secolo, la persecuzione dei cristiani non solo non si è fermata, ma si è addirittura intensificata in alcune parti del mondo. Proprio come la Chiesa primitiva era convinta che “il sangue dei martiri è seme di cristiani” (Tertulliano), possiamo sperare che il sangue di tanti testimoni di oggi diventi il seme dell’unità futura dell’unico Corpo di Cristo, lacerato da tante divisioni.
Possano questi testimoni accompagnarci con la loro preghiera sul cammino verso la piena comunione, e possa il loro sangue avvicinare il giorno benedetto in cui berremo tutti dallo stesso calice di Salvezza!