Saluto del Cardinale Kurt Koch in occasione Convegno internazionale

“Maria, via di dialogo e pace per il Mediterraneo”

Perugia – Assisi, 27–29 ottobre 2026

 

Eminenze, Eccellenze,
Illustri rappresentanti delle diverse tradizioni religiose,
Cari fratelli e sorelle in Cristo,
Gentili Signori e Signore,

è con particolare gioia che rivolgo a tutti voi il mio cordiale saluto in occasione del Convegno internazionale “Maria, via di dialogo e pace per il Mediterraneo”.

Desidero innanzitutto esprimere il mio sincero apprezzamento agli organizzatori di questa significativa iniziativa, in particolare alla Pontificia Accademia Mariana Internationalis, all’Ordine dei Frati Minori e al Centro Oikos, come pure a tutti coloro che hanno contribuito alla sua realizzazione. Sono lieto che anche il Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani possa contribuire a questo importante momento di riflessione, di incontro e di fraternità.

Il vostro convegno si svolge in un luogo e in un momento particolarmente significativi. Assisi, città di san Francesco, ci ricorda la forza disarmante della fraternità e della pace. Proprio quarant’anni fa, il 27 ottobre 1986, san Giovanni Paolo II convocava qui i rappresentanti delle religioni del mondo per una storica giornata di preghiera per la pace. Quell’incontro ha aperto nuove prospettive di dialogo, mostrando come le tradizioni religiose, pur nella loro diversità, possano lavorare insieme alla costruzione di un mondo più giusto e pacifico.

A quarant’anni di distanza, questo messaggio conserva tutta la sua attualità. Il Mediterraneo, che per secoli è stato luogo di incontro tra popoli, culture e religioni, è oggi segnato da profonde ferite: conflitti, divisioni, migrazioni forzate e sofferenze umane. Eppure, proprio in questo mare, che unisce e talvolta tragicamente separa, siamo chiamati a riconoscere non soltanto le sfide del nostro tempo, ma anche le possibilità di un futuro fondato sulla riconciliazione, sulla solidarietà e sulla speranza.

In tale contesto, la scelta di porre Maria al centro della vostra riflessione assume un significato molto bello e profondo.

Per noi cristiani, Maria è innanzitutto la Madre del Signore, colei che ha accolto nella fede la Parola di Dio e ha risposto con fiducia alla sua chiamata. La sua figura occupa un posto importante nella vita spirituale delle diverse tradizioni cristiane, pur nella varietà delle loro espressioni teologiche, liturgiche e devozionali.

Dal punto di vista ecumenico, Maria ci invita a riscoprire ciò che ci unisce nel mistero di Cristo. La sua testimonianza di fede, di ascolto e di obbedienza alla volontà di Dio può aiutarci a camminare insieme verso quella piena comunione che costituisce il fine del movimento ecumenico.

Come ricorda il Concilio Vaticano II, Maria è “segno di sicura speranza e di consolazione per il peregrinante popolo di Dio” (Lumen gentium, 68). Questa prospettiva ci incoraggia a guardare a lei non come a un motivo di separazione, ma come a una figura che può favorire una più profonda comprensione reciproca tra i cristiani, sempre nel rispetto delle diverse sensibilità e tradizioni ecclesiali.

Al tempo stesso, la figura di Maria apre significative possibilità di incontro anche nel dialogo interreligioso. Maria, figlia del popolo d’Israele, è profondamente radicata nella tradizione biblica ebraica; è venerata dai cristiani come Madre di Gesù ed è ricordata con particolare rispetto anche nel Corano.

Naturalmente, le diverse tradizioni religiose comprendono la sua figura secondo prospettive teologiche differenti, che non devono essere ignorate né appiattite. Tuttavia, proprio il riconoscimento rispettoso di queste differenze può diventare il punto di partenza per un dialogo autentico, capace di promuovere la conoscenza reciproca, la fiducia e la collaborazione.

Maria ci insegna inoltre che la pace nasce da un cuore disponibile all’ascolto e al servizio. Nel suo Magnificat risuona la speranza di un mondo nel quale Dio innalza gli umili, soccorre i deboli e manifesta la sua misericordia di generazione in generazione. È un messaggio che interpella anche noi, chiamati a non rimanere indifferenti davanti alle sofferenze dei popoli del Mediterraneo.

Desidero perciò esprimere un particolare apprezzamento per l’attenzione che questo convegno dedica alle esperienze concrete di accoglienza, di cura e di solidarietà, nonché al ruolo dei santuari mariani come luoghi nei quali persone di diverse appartenenze religiose possono incontrarsi in un clima di rispetto e di pace.

Il dialogo, infatti, non può limitarsi a un confronto di idee. Esso deve tradursi in gesti concreti di fraternità, nella difesa della dignità di ogni persona e nell’impegno comune a favore di quanti soffrono a causa della guerra, della povertà e dell’esclusione.

In questo senso, il dialogo ecumenico e quello interreligioso, pur conservando ciascuno la propria specificità e le proprie finalità, possono offrire un contributo prezioso alla riconciliazione tra i popoli e alla costruzione della pace.

Cari amici,

auspico che questi giorni di studio, di confronto e di testimonianza possano rafforzare i legami di amicizia e di collaborazione tra tutti i partecipanti e aprire nuove vie di speranza per le comunità del Mediterraneo.

Possa Maria, donna dell’ascolto, della fede e della speranza, ispirare il nostro comune impegno affinché il Mediterraneo diventi sempre più un mare di incontro anziché di divisione, un luogo di fraternità anziché di conflitto, un ponte di pace tra i popoli e le religioni.

Con questi sentimenti, auguro a tutti voi un convegno ricco di frutti spirituali e umani, assicurando la mia vicinanza e il mio sostegno a questa importante iniziativa.